visualizzare il contenuto principale

Francesco - Consulenza profughi

Quando ho iniziato la mia avventura di servizio civile presso la Consulenza profughi di Bolzano non sapevo bene cosa aspettarmi. Non avevo mai lavorato prima di allora, perché ho sempre creduto che un'ampia apertura sul mondo, la capacità di essere persone cordiali (di cuore) e una buona formazione fossero propedeuticità per svolgere una professione in modo autentico e passionale. Dunque, ho dedicato la mia vita di ragazzo alla ricerca di queste tre cose, a scuola e in famiglia prima, nell'ambito universitario ed educativo (sono caposcout) poi.

Cercavo stimoli, volevo mettermi in discussione con le mie fragilità e le mie insicurezze. Al contempo pensavo fosse giusto divenire la celebre piccola goccia in un Oceano immenso. Ed è con questo spirito che mi sono tuffato laddove pensavo di trovare storie difficili di persone fragili. Un ambito che sapevo essere pieno zeppo di ambiguità e punti critici, in cui è facile incappare in ostacoli che possono cambiare notevolmente la vita di chiunque. Anche quella del sottoscritto. Ho trovato tutto ciò, posso confermarlo. Ho trovato, però, molto di più.

Ho toccato con mano la forza delle persone che hanno poco e, nell'imbarazzo di una richiesta d'aiuto, non perdono l'occasione di donare il proprio sorriso e la propria gioia per passi importanti che compiono nella loro vita.

Ma ho scoperto qualcosa di ancora più grande, un tesoro trovato per me. Questo è rappresentato dalle persone che spendono ogni giorno il loro tempo nel buio ufficio di Via Gamper. Nella mia già citata inesperienza, ho incontrato veri e propri punti di riferimento, con cui ridere, arrabbiarsi, discutere, festeggiare... Insomma, ho trovato una squadra con cui è bello e stimolante lavorare. E non li ringrazierò mai a sufficienza per questo.

Perciò, al termine del mio periodo di servizio civile, guardo indietro la strada percorsa negli ultimi otto mesi e, semplicemente, sorrido.


Condividi con i tuoi amici