Zum Hauptinhalt springen

Tutymayu, Bolivia

Da inizio febbraio a fine maggio 2014 ho avuto la possibilità di collaborare in tre diversi progetti in Bolivia. Tutti e tre si trovano nella zona di Cochabamba.

Quello da me scelto prinipalmente é Yachay Chhalaku (nella lingua Quechua significa “scambio di saperi”) a Tutimayu, un paesino di montagna a quasi 3.000 m, con la maggior parte della popolazione contadina.

Le persone che hanno fondato questa associazione hanno pensato innanzitutto ad un sostegno scolastico per bambini e ragazzi del paese. La problematica del posto è che i genitori lavorano molto e non trovano il tempo di aiutare i loro figli nei compiti. Inoltre alcuni bambini convivono con situazioni di disagio familiare riguardanti la frantumazione del nucleo, l’assenza di adeguata attenzione, violenza o problematiche di dipendenza alcolica. Fortunatamente non tutti condividono le stesse condizioni. Un’altra difficoltà riguarda il dovere di molti bambini di contribuire in modo eccessivo al sostentamento della famiglia.

La conseguenza consiste nell’abbandono della scuola o comunque nel non trovare il tempo adeguato e la concentrazione per perseguire i propri doveri e diritti infantili, che in questo caso, comprendono l’ambito dell’educazione scolastica. Per questo il centro Yachay Chhalaku ricopre un ruolo valido e utile alla comunità, sostenendo i ragazzi nei loro compiti, nel rafforzamento delle loro capacità con materiale montessoriano, nel mettere a disposizione luoghi e assistenza consoni per lavori in gruppo e ricerche in rete. Ulteriormente si organizzano momenti di gioco e attività mirate all’elaborazione di argomenti e valori importanti, come la cura dell’ambiente, il rispetto, l’uguaglianza, l’autostima e via dicendo. Il centro si occupa anche del sostegno alle signore della comunità ad allontanarsi dalla completa dipendenza economica, organizzando corsi di alfabetizzazione e consulenza legale dei proprio diritti e doveri. Inoltre sostiene la realizzazione di attività economiche proficue nel rispetto della cultura esistente. Io collaboravo con altri tre educatori nell’ambito del sostegno scolastico.

É molto interessante e motivante scoprire la cultura e i modi di vivere dei piccoli della società in cui mi sono inserita. Regolarmente ci incontravamo per parlare dell'organizzazione che volevamo dare nel periodo seguente e cosi venivano strutturate bene sia le attività che le competenze di ognuno dei collaboratori. In questo modo avevamo regolarmente un feedback delle situazioni che si creavano. Nel lavoro avevo una certa libertà e responsabilità e ciò per me era soddisfacente. Nonostante avessi fatto parte del progetto per soli tre mesi come volontaria, sono stata assegnata alla gestione dei laboratori della cura dell'ambiente che organizzavamo in certe giornate dopo il sostegno scolastico e del “gruppo dei piccoli”, nel quale sono presenti due bambini con difficoltà d’apprendimento più o meno gravi, per le quali ho potuto preparare autonomamente, confrontandomi poi con gli altri, un piano di sostegno. Spesso si tratta di difficoltà maggiori nell’apprendimento o semplicemente di differenze di ritmo che per gli insegnanti sono difficili da gestire avendo delle classi con un numero di alunni elevato. Posso immaginare che in queste condizioni sia difficoltoso poter dare il sostegno adeguato ad ognuno dei bambini. I bambini del Yachay Chhalaku hanno la possibilità di apprendere giocando. Credo sia molto importante, in quanto gli stessi a volte non incontrano il tempo per essere semplicemente bambini. C'è inoltre la possibilità di collaborare anche in altri due progetti presenti sul territorio di Cochabamba: oltre al progetto in montagna, dove ho lavorato tutti i pomeriggi, la mattina collaboravo in un centro per bambini con disabilità.

All’inizio ho fatto fatica ad abituarmi ai modi di insegnare, perché differenti da quelli da me condivisi. Ma proseguendo e cercando di non giudicare a prima vista, ho compreso le ragioni di certi atteggiamenti, apprendendone i molti lati positivi. Il sabato lavoravo in un progetto in un quartiere della città di Cochabamba. In questa occasione ho potuto vedere come i giovani attuano l’artigianato per collaborare al sostentamento del progetto Vida y Esperanza. Inoltre i 160 bambini accolti con reale affetto in questo posto, vengono coinvolti in vere e proprie attività da “bambini”, che spesso in casa sono difficili da ottenere per via dei molti problemi economici o situazioni di altra natura. Mirtha, la responsabile, visita le loro famiglie per dare un sostegno morale, psicologico, educativo ed economico. Ho avuto la possibilità di assistere ad alcune di esse e vi assicuro che è un’esperienza unica e fortemente coinvolgente. Il mio alloggio era presso una famiglia a Sacaba. Ho vissuto assieme a Sara, una volontaria che lavorava negli altri progetti, e con questa famiglia fantastica. In questo modo avevamo la fortuna di condividere gran parte del nostro tempo libero con attività intraprese quotidianamente dalla famiglia Montaño; tra cui rituali, festeggiamenti, gite, chiacchierate ecc. Tutto interessantissimo, ci siamo trovate molto bene.

Prima di partire ho frequentato un corso di spagnolo. Anche se lo sapevo a sufficienza, penso che non sia mai abbastanza, ogni tanto ho avuto delle difficoltà nell'esprimermi in certi discorsi che avrei voluto fare. Erano piccolezze, ma trovo che sia molto importante conoscere il meglio possibile la lingua del paese che si decide di visitare. Non tutta la popolazione parlava lo spagnolo, soprattutto le persone anziane provenienti dalla campagna o dai paesi più piccoli, come anche a Tutimayu. Loro parlano la lingua Quechua. Mi sono impegnata ad impararla, anche comprandomi dei dizionari molto semplici, ma è un idioma molto diverso dal nostro e anche dallo spagnolo, e purtroppo non sono riuscita ad usarla.

Sono contentissima di aver intrapreso questa esperienza interessante, aver avuto la possibilità di conoscere molte realtà così differenti dalla mia, eppure così simili. Certo è che un’esperienza di questo tipo, lontano dalla tua vita quotidiana, ti fa riflettere. Ora, più di prima, mi rendo conto che spesso intrappoliamo noi stessi in modi di pensare stereotipati e pieni di pregiudizi. Giudichiamo, anche senza volere cose, persone e situazioni delle quali non conosciamo realmente l’essenza, le motivazioni, la loro storia. É un’abitudine nella quale cadiamo con facilità, spesso senza volerlo; l’importante sarebbe rendersene conto e non fermarsi di fronte al “primo impatto”.

Penso che alle volte dovremmo anche accettare di non poter comprendere tutto fino in fondo, ma ciò non significa che la situazione non ha i suoi perché. Ci si deve anche lasciar sorprendere! In Bolivia ho vissuto spesso questa sorpresa. É difficile raccontare l’esperienza. Ci sarebbero tante cose da dire, quindi spero di essere riuscita a descrivere almeno in parte questa mia bella esperienza.


Teilen Sie diesen Beitrag mit Ihren Freunden
Diese Webseite verwendet Cookies, um Ihre Nutzererfahrung zu verbessern und die Inhalte optimal gestalten zu können. Durch die weitere Nutzung dieser Webseite erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Cookies setzen.Mehr erfahren ».